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Iniziativa sulla neutralità respinta: il voto del 27 settembre 2026 e il caso Ticino

27 settembre 2026 · 6 min di lettura

Domenica 27 settembre 2026 gli svizzeri hanno deciso di non iscrivere nella Costituzione una concezione più rigida della neutralità. Il risultato era atteso, perché i sondaggi indicavano da settimane una maggioranza contraria, ma le proporzioni sono state più nette del previsto. Nel quadro nazionale spicca il Ticino, dove l'esito è rimasto in bilico fino allo spoglio degli ultimi Comuni.

Cosa chiedeva l'iniziativa

L'iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera», lanciata dall'associazione Pro Svizzera e sostenuta da esponenti dell'UDC tra cui Christoph Blocher, voleva fissare nella Costituzione il principio di una neutralità permanente e armata. Il testo prevedeva che la Svizzera non aderisse ad alleanze militari o difensive, salvo in caso di attacco diretto contro il suo territorio, e che non adottasse misure coercitive non militari contro Stati belligeranti al di fuori di quelle decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

All'origine del testo c'è la decisione presa nel 2022 dal Consiglio federale di riprendere le sanzioni dell'Unione europea contro la Russia. Per i promotori quella scelta ha compromesso la neutralità e la credibilità della Svizzera come mediatrice. Consiglio federale, Parlamento e tutti i partiti ad eccezione dell'UDC raccomandavano invece il no, sostenendo che il diritto della neutralità non vieta sanzioni economiche e che il testo avrebbe ridotto il margine di manovra del Paese in materia di sicurezza.

I risultati del voto

A livello nazionale i no sono stati il 70,15% e i sì il 29,85%, con una partecipazione del 47,06%. Nessun Cantone ha approvato l'iniziativa. Il rifiuto è stato più marcato nelle aree urbane: nella città di Berna i contrari hanno superato l'88%.

  • Ticino: 51,75% di no, il margine più stretto di tutta la Svizzera.
  • Svitto: 57,86% di no.
  • Grigioni: 66,6% di no.
  • Zugo: 71,41% di no.
  • Lucerna: 71,83% di no.
  • Basilea Città: quasi l'80% di no, tra i rifiuti più netti.

Il Ticino, un caso a sé

In Ticino l'iniziativa ha raccolto il 48,25% di sì, oltre diciotto punti sopra la media nazionale. Durante lo spoglio il sì è rimasto a lungo in vantaggio e il no è passato davanti solo nella parte finale del conteggio. A Bellinzona, ultimo Comune a comunicare il risultato, i contrari sono stati il 55,47%. La partecipazione cantonale si è fermata intorno al 46%.

È il dato più rilevante della giornata per chi osserva la politica nella Svizzera italiana: su questo tema il Ticino ha espresso un orientamento molto diverso dal resto del Paese.

Le posizioni dopo il voto

Il Consiglio federale

Il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento degli affari esteri, ha dichiarato che quello di domenica non è un voto contro la neutralità: «Eravamo neutrali ieri, lo siamo oggi e lo saremo anche in futuro». Ha aggiunto che essere neutrali non significa essere soli né indifferenti, e che la Svizzera potrà continuare a valutare caso per caso l'adozione di sanzioni.

L'UDC e il comitato promotore

In un comunicato l'UDC si è detta rammaricata per la bocciatura e ha osservato che l'elettorato ha dato fiducia alle rassicurazioni del Governo sulla neutralità futura. Il partito ha dichiarato di prendere in parola il Consiglio federale e ha invitato in particolare Ignazio Cassis a mantenere le promesse, sottolineando che la Svizzera non deve essere trascinata in conflitti altrui.

Stephan Rietiker, presidente di Pro Svizzera, ha indicato come causa principale del risultato l'incertezza sulla cooperazione militare con altri Paesi, che secondo lui il testo avrebbe limitato solo per quanto riguarda l'integrazione in formazioni della NATO. La granconsigliera bernese Stephanie Gartenmann, membro del comitato d'iniziativa, ha annunciato che l'impegno per una neutralità più restrittiva continuerà.

Gli altri partiti

PLR e Centro hanno accolto con favore il risultato, ricordando che una neutralità armata presuppone la possibilità di cooperare con i partner esteri. I Verdi hanno letto il voto come un rifiuto dell'isolazionismo, mentre per il consigliere nazionale socialista Fabian Molina il no è un segnale a favore di una politica delle sanzioni contro chi viola i diritti umani.

Cosa dicono i numeri

Secondo il politologo Urs Bieri dell'istituto gfs.bern, l'iniziativa ha raccolto pochi consensi al di fuori dell'elettorato dell'UDC: il fronte favorevole non è riuscito a costruire alleanze oltre la propria base. È una lettura coerente con la distribuzione territoriale del voto, con i sì più alti nelle regioni rurali e nella Svizzera italiana e i no più ampi nelle città.

Per chi lavora nella comunicazione politica il voto conferma una regola nota: un tema identitario forte mobilita con efficacia chi è già convinto, ma per vincere una votazione federale serve convincere anche chi sta fuori dal proprio perimetro. Il caso ticinese mostra inoltre quanto una media nazionale possa nascondere realtà cantonali molto diverse.

Cosa succede ora

La Costituzione non cambia e resta in vigore la prassi attuale. Il dibattito sulla neutralità però non si chiude: il 29 novembre 2026 si vota sulla modifica della legge federale sul materiale bellico, che riguarda le condizioni per l'esportazione di armamenti svizzeri.

Lo stesso giorno è stata respinta anche l'iniziativa sull'alimentazione, con il 72,52% di no a livello nazionale e il 68,66% in Ticino. I risultati definitivi per Cantone e le spiegazioni ufficiali sono pubblicati dalla Confederazione sul portale admin.ch.

Domande frequenti

Com'è andata la votazione sull'iniziativa sulla neutralità del 27 settembre 2026?

L'iniziativa è stata respinta dal 70,15% dei votanti e da tutti i Cantoni. I sì sono stati il 29,85%, la partecipazione il 47,06%.

Come ha votato il Ticino sull'iniziativa sulla neutralità?

Il Ticino l'ha respinta con il 51,75% di no. Con il 48,25% di sì è il Cantone in cui l'iniziativa ha raccolto il sostegno più alto.

Cosa chiedeva l'iniziativa sulla neutralità?

Chiedeva di sancire nella Costituzione una neutralità permanente e armata, di vietare l'adesione ad alleanze militari o difensive salvo in caso di attacco diretto alla Svizzera e di escludere sanzioni contro Stati belligeranti diverse da quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Cosa cambia dopo il no?

Nulla nella Costituzione. La Svizzera resta neutrale secondo il diritto della neutralità e il Consiglio federale continua a decidere caso per caso sull'adozione di sanzioni. Il prossimo appuntamento legato al tema è la votazione del 29 novembre 2026 sulla modifica della legge sul materiale bellico.

Dove si trovano i risultati ufficiali?

Sul portale della Confederazione admin.ch, che pubblica i risultati definitivi per Cantone e le spiegazioni ufficiali di ogni oggetto in votazione.

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